Il primo LP dei THE SLAPS, uscito il 25 novembre per Dischi Soviet Studio, è un urlo punk generazionale lanciato da quattro giovanissimi della provincia veneta, una “dichiarazione di perdita” combattuta a suon di chitarre distorte e ritmiche serrate.

“You Are Nothing” è la prima traccia del disco, una riff di chitarra deciso, la batteria che entra in stile chiaramente “seventies” e dopo i 50’’ ecco il ritornello.
Una mossa semplice e diretta, sia per i tempi del POP odierno sia per i colori che richiama la voce che sembra provenga da lontano, da un mondo parallelo.
L’assolo di chitarra di Piercarlo Michelin (chitarra solista della band) nel primo ritornello ci fa subito capire che il sound del disco avrà molto a che vedere con i vecchi “Stalloni del Rock”.
Ma è proprio “Surf 1975” che sembra iniziare come una canzone dei Placebo, grazie alla voce del cantante Paolo Simioni, ma rivela un ritornello molto più Punk Rock.

“ Waves” è la terza traccia. Una canzone che basa la sua pulsazione su un groove di batteria deciso, che segue le varie forme ed i vari momenti della canzone.
“No Place To Go” ci regala un momento British del disco.

Si capisce subito che i The Slaps sono una band che ha imparato bene “la lezione” sulla musica, che ne ha ascoltato la storia ed ora prova ad interpretare i propri sogni in musica, con piccoli “remind” mai scontati e utili per la propria carriera.
“Run” e “My Lack Of Will” sono due piccole perle dove la band riesce a staccarsi dal passato e a rivelare un sound diverso. Come sempre è lo strumento di Sebastiano Facco a disegnare i muri delle sovrastrutture musicali creati dalla band.
Forse è l’acustica “I’m To Blame” che ci ricorda che si parla di un gruppo che lavora bene in studio e che crea le sue canzoni da una buona base chitarra e voce.
“The Sand” è la canzone che più li avvicina alla band “Weezer”. Un brano con una carica esplosiva che si divide a metà tra il sound anni 90’ ed il sound tipico Garage Punk.

Il disco chiude con il brano “Get a Chanche” che inizia con il finale della canzone “The Sand” e conferma il sound tipico di una band che ama far festa e che scrive buona musica.
Molto apprezzato il lavoro di arrangiamento, debole qualche volta sulle chitarre, che sono però al servizio completo della band alternative rock di Padova e come il basso di Marco Lucietto tessono una tela di fitta di idee.

Un disco d’acquistare ed ascoltare tutto d’un fiato!


 

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