Cantante, compositrice, arrangiatrice, direttrice di coro e band leader, carismatica presenza della musica cubana, Daymé Arocena è emersa rapidamente sulla scena internazionale jazz e neo-soul.

In primavera torna in Italia per tre imperdibili concerti:
20 aprile BOLOGNA – Bravo Caffé
21 aprile ROMA – Auditorium Parco della Musica, Teatro Studio
22 aprile MILANO – Biko Club
Con Cuba che si appresta a connettersi sempre più col resto del mondo, l’orgoglio del popolo cubano per un patrimonio musicale unico non è mai stato così vitale.
Daymé Arocena non fa eccezione, non si distacca da queste basi, e torna con un secondo album molto ambizioso: Cubafonía.
Daymé sviluppa le sue composizioni partendo dai ritmi classici della musica cubana, abbraccia la ricchezza dei diversi piani musicali del suo paese, e al tempo stesso riesce a guardare al di fuori di quei confini, capitalizzando le esperienze dei tanti viaggi fatti nel corso degli ultimi due anni.

Si tratta del progetto più lucido e completo che abbia mai realizzato da quando, nel 2012, ha incontro quello che diventerà poi il suo mentore (e direttore artistico dell’etichetta) Gilles Peterson. Daymé ha potuto contare sulla grande esperienza e sulla visione molto ampia che Peterson ha come DJ, radiofonico e promoter, e sul sostegno del progetto Havana Cultura – una piattaforma che sviluppa e incoraggia la creatività contemporanea a Cuba, sviluppata dai produttori del rum Havana Club.

Nel 2014 Daymé appare nella compilation Havana Cultura Mix, che raccoglieva alcuni nomi della nuova e talentuosa scena artistica cubana, grazie alla quale ebbe l’opportunità di confrontarsi per la prima volta con la figura di un produttore. Poi accompagnò Giles Peterson nelle sue ricerche e nei viaggi nell’isola, alla base del progetto Havana Club Rumba Sessions – da cui poi è nato un lungometraggio e un album, con la voce della Arocena – testimonianza sulle radici e sulle rivisitazioni di uno dei ritmi alla base di tutta la musica cubana: la rumba. Come solista, nel 2015, ha pubblicato il suo primo album “Nueva Era”, debutto molto acclamato da pubblico e critica, con cui per la prima volta va in tour in Europa, in Giappone e negli USA (mentre gli Stones sbarcavano all’Havana, Daymé conquistava la critica statunitense con paragoni da brivido fino a quello con Ella Fitzgerald). A maggio 2016 esce un EP intitolato “One Takes” che raccoglie alcune session registrate in presa diretta in cui si misura in maniera istintiva con composizioni di Eddie Gale, Horace Silver, Raffaela Renzulli, Alfredo & Julio Brito, Peven Everett, brani tra loro molto differenti e mai ascoltati in precedenza. E’ la conferma di un talento e della sua unicità.

Ha condiviso il palco con Roy Ayers e la superstar brasiliana Ed Motta con Miguel Atwood-Ferguson in occasione della sua trionfante Suite for Ma Dukes al Barbican, arrembando letteralmente il palco. Ha tenuto concerti da Los Angeles a Tokyo, ipnotizzando ogni volta il pubblico con la sua sbalorditiva estensione vocale e un grande senso dell’umorismo e dell’ironia. Le piacerebbe lavorare con Kendrick Lamar e Anderson Paak.

Entrando in uno dei prestigiosi conservatori classici de L’Avana finanziati dallo Stato, all’età di 9 anni, Daymé ha potuto costruire una visione ampia e una interconnessione tra la formazione classica e le ispirazioni provenienti dai diversi ritmi e stili dell’isola caraibica – dal changüí frenetico di Guantanamo, all’onnipresente guaguancó fino alla ballada in stile anni ’70.

Canta principalmente in spagnolo Daymé, passando all’inglese (e sperimentando anche un po’ di francese) quando è l’umore a condurcela. Prodotto da Dexter Story (artista di casa Soundway), con gli arrangiamenti d’archi curati da Miguel Atwood-Ferguson, è il patrimonio musicale dei nostri giorni per i cittadini del mondo.
Ambiziosa, laboriosa, e affamata di scambio culturale, che non compromette il sapore unico del suo paese d’origine di cui è così fiera, lascia trasparire che il 2017 potrebbe essere un anno monumentale per lei che ha ben chiaro il senso delle influenze e commistioni nella sua musica: “Non abbiamo una cultura nativa,” spiega. “Non abbiamo popolazioni indigeni, come i Maya o i Quechua. Hanno fatto un paese con persone provenienti da tutto il mondo – che è ciò che rende la cultura cubana così diversa .”

Cubafonìa cover copia 320

Tracklist:
1. Eleggua
2. La Rumba me llamo yo
3. Lo que fue
4. Maybe Tomorrow
5. Negra Caridad
6. Mambo Na’ Mà
7. Cómo
8. Todo por Amor
9. Ángel
10. It’s Not Gonna Be Forever
11. Valentine

BIO
Daymé è la ‘figlia di due acque’: Yemaya (madre di tutti gli Orisha e patrona degli oceani) e Ochun (la più giovane tra tutti gli Orisha, Santa patrona di Cuba e delle acque dolci). Sono le sue madri spirituali a cui si rivolge e con cui si consulta per tutte le decisioni che riguardano la sua vita.

Daymé racconta della nonna che “canta meglio di me, e dopo aver bevuto un drink in casa, canta come una matta”. Del padre che la alleva al suono di Breezin di George Benson, scavando un solco profondo in cui far scorrere fiumi di smooth jazz. Ricorda di aver sempre cantato e racconta delle performance di quando aveva soli quattro anni ad ogni angolo del suo quartiere.

Un’esplosione di ritmi e canti afro-cubani, spesso in Yoruba. È da qui, direttamente dai canti della Santeria, che trae origine il suo stile caratterizzato da improvvisi innesti di rumba ed esplosioni scat, anche dentro canzoni ‘normali’.
I suoi genitori vogliono incoraggiarne il talento e per due anni l’aiutano nella ricerca del ‘suo’ strumento facendole provare violino, tromba, pianoforte e chitarra.
Studia canto e conduzione di coro (disciplina molto popolare nelle scuole di musica e tra i bambini a Cuba) ed è così che la voce diventa strumento e permette al suo talento di venire alla luce.
La sua voce è versatile e mutevole come quella di un uccello che cambia a seconda delle stagioni. Ha una personalità meravigliosamente allegra, divertente al punto che talvolta scoppia a ridere anche all’interno di una canzone.

Grazie alle sue straordinarie doti è riuscita a catturare ben presto l’attenzione degli addetti ai lavori. Nel 2010, entra a far parte del quintetto jazz fusion, Sursum Corda, con cui si esibisce in diversi viaggi fuori dall’isola. Il suo status cresce ulteriormente e la porta a duettare con Wynton Marsalis, con la sassofonista canadese Jane Bunnett, con Ed Motta e Roy Ayers.
Nel frattempo Gilles Peterson era rimasto estasiato al punto di volerla fortemente nel roster della sua etichetta.

 

DAL 10 MARZO IN TUTTI GLI STORE DIGITALI E NEI NEGOZI DI DISCHI


Link

 https://daymearocena.bandcamp.com
www.facebook.com/dayme.arocena

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