E’ uscito a dicembre 2016 il primo disco Io non ho mai perso il controllo della band fiorentina Addio Proust! per l’etichetta Red Cat Records e prodotto da Guido Melis. Si tratta di un disco popolato da animali lisergici e sinistri. Esseri il cui confine con l’uomo non si chiarisce e si fa incerto. E’ un disco sulla fame e sull’avere fame. Crudo, viscerale, istintivo, surreale. Come una telecamera, i brani riprendono piccole suggestioni di immagini, con battito lento, cadenzato e costante.

Gli “Addio Proust!” sono un trio nella sua forma più essenziale e scarna: batteria ipnotica e reiterante (Martina Vincenzoni), basso profondo e viscerale (Marco Santi), chitarra sporca e dissonante (Mattia Gonnelli), propone un rock alternativo e psichedelico con testi in italiano, in parte influenzato dalla musica garage e anni novanta. Nasce a Firenze nell’aprile del 2015 in occasione di Arezzo-Wave-2015-Toscana, nell’ambito della quale è selezionata tra le migliori 28 band toscane di quell’anno, risultato che viene replicato nell’edizione 2016.

Noi di Storie di Musica li abbiamo intervistati per voi..

1.Il nome del gruppo è un gran biglietto da visita. Raccontatevi..

Mattia: Proust è stato per noi la mano di vernice bianca e purificante che si dà sulle pareti di una nuova casa quando ci si trasferisce per togliere la sporcizia e i segni del tempo. Credo di aver letto la scritta “Addio Proust” da qualche parte mentre guidavo in auto. Quando l’ho proposta agli altri ci è sembrata subito perfetta per il nome della band e per quello che stavamo passando in quel momento. Tutti e tre infatti avevamo appena concluso in malo modo i nostri precedenti progetti musicali, e ci stavamo portando dietro un carico pesante di frustrazioni e di amarezza per ciò che non eravamo riusciti a concretizzare nonostante anni di lavoro, progetti e fatiche condivise. Ma allo stesso tempo era grande in noi la voglia di avviare un nuovo percorso con nuove idee e lo abbiamo concretizzato per prima cosa scegliendo il nome, identificando Proust con il tempo perduto, con le occasioni sprecate. Dire addio a tutto ciò, oltre a essere un invito a non guardarsi indietro, ci è sembrato un atto liberatorio, uno stimolo per il futuro.

2. La grafica del disco rispecchia molto il titolo di questo lavoro discografico.
Quanto è importante mantenere la calma e vivere con occhi e orecchie aperte?

Martina: Nella scelta di un’immagine che rappresentasse i contenuti del disco abbiamo optato per qualcosa che ne rispecchiasse l’ambiguità: “io non ho mai perso il controllo” è un verso cantato in un’esplosione di energia, e allo stesso modo la calma apparente del cetaceo in copertina induce a chiedersi cosa stia per succedere. Mantenere la calma è perciò un’illusione di cui siamo consapevoli. Vivere con gli occhi e le orecchie aperte è la chiave per rimanere in comunicazione con il mondo che ci circonda, perciò l’unica strada per rimanere creativi e ritagliarsi uno spazio di surrealtà in cui sopravvivere senza rinnegare se stessi.

3. I vostri prossimi impegni (Live, video..)

Martina: I nostri prossimi impegni sono suonare dal vivo il più possibile: oltre alle consuete date nei locali della nostra provincia, siamo stati selezionati per la fase finale del Pistoia Blues e per quella di 1m next, il concorso che dà la possibilità di suonare sul palco del primo maggio e per il quale è in gara il video del nostro primo singolo, Macello.

4.Due sogni nel cassetto…

Marco: Mi piacerebbe, grazie alla musica, avere la possibilità di viaggiare in lungo e largo per il pianeta. Il secondo, più prosaico, sarebbe quello di avere uno studio personale dove riversare la mia creatività.

Martina: Un sogno è senz’altro quello di aprire il concerto di band che hanno segnato il nostro percorso artistico e musicale, una su tutte i Verdena; il secondo è partecipare in un futuro prossimo a qualche festival musicale nel quale avere la possibilità di uno scambio proficuo con altri gruppi indie e alternative e con i professionisti del settore. Mi viene in mente su tutti il Mi Ami.

Mattia: Mi piacerebbe molto aprire un giorno un concerto dei Diaframma. Abbiamo avuto l’occasione di regalare il disco a Federico Fiumani e siamo in attesa di sapere cosa ne pensa!
Il secondo sogno nel cassetto, mio personale, ha a che fare con la mia passione per gli strumenti musicali, soprattutto quelli tradizionali e in legno. Mi piace molto collezionarli, suonarli, e cercarli nei posti dove viaggio. Mi piacerebbe seguire un corso di liuteria e frequentare una bottega dove si costruiscono strumenti, dove si maneggia e si respira l’odore del legno.
5. Avete altre passioni oltre alla musica?
Mattia: Un’altra passione che ho oltre alla musica è quella per il disegno. Ad esempio ultimamente sto sperimentando la sanguigna e mi sto concentrando soprattutto sullo studio delle mani. Trovo che le mani siano tra le cose più difficili da raffigurare perché all’interno di un piccolo particolare c’è tutta la sintesi di un individuo, compreso il carattere.
Marco: La mia passione principale, prima che la musica prendesse prepotentemente il sopravvento, è sempre stata la scrittura. Ho scritto fin da piccolo ed ho una raccolta di alcuni lavori che ho portato a termine da adolescente: ho spesso cercato di riprendere il filo delle mie ispirazioni ma, essendo abituato a scrivere a mano, una volta scoperto il magico mondo del PC, non sono più riuscito a conciliare il flusso dei pensieri con la tastiera del computer.
Martina: Personalmente le mie passioni gravitano intorno a tutte le possibili forme artistiche: il mio percorso di studi e il mio lavoro di tutti i giorni riguardano infatti la storia dell’arte. Inoltre amo moltissimo la letteratura: ultimamente, in particolare, sto amando la letteratura americana contemporanea e il suo spaziare tra cruda analisi della realtà e empatica compassione verso gli esseri umani.


Link:

https://www.facebook.com/addioproust

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